Vicende progettuali del Bacino di Carenaggio di Genova-Darsena

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In occasione della visita al Bacino di Carenaggio (1847-1851), nell’ambito del Festival   Zones Portuaires Genova 2017, Giovanna Rosso Del Brenna ci propone un importante studio di quasi cento anni fa, che narra  le vicende progettuali di questa opera per molti aspetti straordinaria.

L’autore del testo è il colonnello Giuseppe Gonni - a cui si devono numerose opere sulla storia della marina militare - e il protagonista del suo racconto è l’ingegnere progettista del bacino, il patrizio genovese Damiano Sauli, su cui vorremmo sapere molto di più.

Accade non di rado che opere lungamente reclamate da bisogni universalmente riconosciuti non vengono pur tuttavia ese¬guite con quella sollecitudine che sarebbe desiderabile; ciò per lo più dipende da un'inerzia che non si vince in breve tempo. Sembra che le forze statiche del passato paralizzino quelle dinamiche che vorrebbero procedere oltre verso l'avvenire. Se non che ad un certo momento, sorge l'uomo di volontà e di autorità che le propugna è riesce a farle attuare. Precisamente così avvenne per il bacino di carenaggio che si costruì dal 1847 al 1851 nella Darsena del porto di Genova.
In quel tempo l'applicazione del vapore al naviglio militare, sebbene fosse al suo inizio, faceva già presagire vicino un grande rivolgimento di criteri per le costruzioni navali; di modo che si pensava da tutti non essere più tecnicamente ed economicamente possibile praticare i vecchi sistemi di abbattere in carena le navi per raddobbarle o per ripulirle. La Francia aveva già nell'Arsenale di Tolone tre di questi bacini di carenaggio costruiti a varia distanza di tempo dal Groignard, dal Bernard, dal Noël. Ma per quanto l'esempio che ci veniva dalla Marina Francese suffragasse presso noi la convinzione delia loro indispensabilità, nessuno dei consueti comandanti Generali ch'ebbe la Marina Sarda potè indurre il governo di Torino a dargliene uno. Perchè lo avesse, le occorreva un comandante generale d'eccezione: questi fu il principe Eugenio di Savoia-Carignano che assunse tale carica sostituzione del vice ammiraglio Giorgio De Viry, morto il 14 settembre 1844 nel proprio castello in Savoia.

E’ storicamente provato come la Marina Sarda venisse mantenuta con estrema parsimonia, per non dire grettezza, dal governo, e come una parte della sua ufficialità, quella ch'era prettamente ligure, lamentasse tale stato di cose dandone carico, oltre che al ministro Pes di Villamarina, anche ai propri comandanti generali. Ma da quando il principe Eugenio fu nominato ufficiale ammiraglio (1842) essa desiderò sempre d'averlo a capo supremo; sperava ricevere da Lui, per riflesso, quei maggiori mezzi finanziari di cui aveva estremo bisogno, quella mag¬giore valutazione a cui aveva diritto. Perciò, quando il capo di Stato Maggiore della Marina mandò ai Comandanti delle RR. Navi la circolare annunziante la nomina del principe a Comandante Generale, i sentimenti di giubilo in essa espressi rispondevano ad un vero stato d'animo dell'ufficialità marinara, più che ad una forma di cortigiana etichetta. (:::)

Appena raggiunta Genova il Principe constatò come l'ufficialità marinara vivamente si interessasse attorno alla necessità di un bacino di carenaggio. Era infatti deplorevole che le nostre navi, allorché avevano bisogno di carenatura, dovessero recarsi negli arsenali esteri di Francia e d'Inghilterra. Ciò costituiva indubbiamente una grave lacuna nei nostri mezzi di lavoro marittimo che bisognava al più presto colmare, se si voleva davvero conservare una Marina da Guerra. Perciò, il Principe, che a tale questione si appassionò sabito, non meno de' suoi dipendenti ufficiali, senza attendere che il Ministero di Guerra e Marina accordasse la sua approvazione, ma avendone però parlato col re Carlo Alberto, decise d'assumersi la responsabilità di ordinare gli studi opportuni per la costruzione di un bacino. Se non che una tale opera non era stata mai tentata in Italia; non era facile quindi trovare un tecnico italiano che la sapesse compiere. D'altra parte, chiamare uno straniero non garbava affatto al Principe. Il generale G. B. Chiodo, direttore del Genio Marittimo, a cui Egli ne parlò, gli suggerì Damiano Sauli, maggiore nel medesimo corpo del Genio Marittimo. Scelta migliore non poteva essere fatta; e il Principe potè subito constatarlo allorché fattoselo chiamare gli manifestò i suoi propositi. Il Sauli era un tecnico di prim' ordine nel quale si apprezzava la grande scienza e la 'gentilhommerie' propria a quel patriziato genovese d'un tempo a cui egli apparteneva.

Trovato l'uomo che gli abbisognava, il Comandante Generale della Marina lo mandò a Tolone per istudiare i bacini di carenaggio che colà erano già stati costruiti. Gli diede commendatizie per le principali autorità marittime francesi e le più ampie facoltà per raccogliere tutti i dati necessari onde compilare un progetto di bacino, che il Sauli presentò infatti, dopo pochi mesi dall'incarico ricevuto, Il 12 aprile 1845. Come sempre avviene sorsero subito polemiche sul luogo ove si dovesse erigere il bacino, ed altre meno utili, intese, per spirito misoneistico, ad avversarne la creazione. Quest'ultime furono ben presto fatte tacere. L'opera dovevasi compiere perchè la volontà di Eugenio Savoia-Carignano era illuminatamente imperiosa, come imperiosa era la necessità di dare tale stabilimento alla nostra Marina Militare.

Per la prima volta si dà qui la relazione fatta dal Sauli al suo superiore diretto, generale Chiodo, che a sua volta la sottopose all'esame del Principe.

Genova, 12 aprile 1845

< Sua Altezza Serenissima il Principe Comandante Generale della Regia Marina avendo ordinato la redazione di un progetto di bacino per raddobbo di Regi Legni, d'ordine di S. M., incombenzava il sottoscritto di visitare il porto militare di Tolone onde studiare la costruzione di quelli ivi esistenti.

Tale onorevole incombenza essendo stata eseguita, il sottoscritto ha l'onore di rassegnare rispettosamente il progetto unito alla presente destinata a servirgli di schiarimento.
La scelta della località in cui si potrebbe stabilire il bacino dimandato arreca con sè alcune gravi difficoltà. Difatti è in primo luogo necessario trovare un sito che per natura convenga a questo stabilimento. Si richiede quindi che la di lui costruttura non apporti alcun ingombro, e finalmente si vuole che sia conservata la concentrazione del servizio della Reale Marina, e non si richieda un aumento gravoso né pel suo personale né pel suo materiale.
La convenienza del sito per ciò che riguarda la natura non può trovarsi né a Villafranca nò alla Spezia, poiché basta osservare il piano di quella Darsena per convincersi che il suo fondo di scoglio cui bisognerebbe scavare per 11 metri sotto il pelo delle acque medie potrebbe incorrere in gravi spese ed in lavori penosi e difficili. Né minore, ed anzi viemaggiormente più forte sarebbe l'ostacolo che si troverebbe volendo situare il ba¬cino alla Spezia, ove oltre a un fondo fangoso da superare bisognerebbe creare tutti quanti gli accessori occorrenti al servizio dello Stabilimento.

Fra Villafranca e la Spezia, si presentano Savona e Genova, ed i piccoli seni al di là del monte di Portofino fino a Sestri di Levante.

L'idea della fondazione di questo edilizio in Savona, ogni qualvolta riuscisse impossibile di stabilirlo in Genova, sembrerebbe allettare anzichenò, essendo Savona non molto distante da Genova, presentando un porto coperto col fondo di sabbia e di tufo, potendo lo stabilimento essere difeso dai fuochi della fortezza e trovandosi il luogo allo sbocco di una delle principali comunicazioni col Piemonte. Ma anche in questo luogo, oltre la necessità di aprire e di mantere un vastissimo scavo, occorrerebbero spese di molto riguardo, sia per la costruzione delle opere che dovrebbero garentire il porto dalla irruzione delle infittissime sabbie che continuamente lo ostruiscono, sia per inalzarvi tutti quelli edifìci che al giornaliero servizio del bacino appartengono.

Non faremo cenno di altre indicate località perchè non meritano un conto particolare non presentando alcuna di esse niuno dei minori vantaggi che s'incontrerebbero nella scelta fra Villafranca, Savona e la Spezia.

Venendo a considerare il nostro porto di Genova, il problema di collocarvi un bacino riesce pure difficile se non impossibile, avvegnaché quattro siano le posizioni principali che si potrebbero in esso occupare: per questo stabilimento. Cioè:
Il Mandraccio che è stato indicato dal R.o Ministero della Guerra e Marina;
Il piede del molo vecchio presso allo scalo dei marmi;
Il fianco esteriore della Darsena;
II seno di San Tomaso.

La prima ubicazione oltreché ad essere lontana dalla R.a Darsena ed esposta ad ogni insulto, in tempi difficili recherebbe impedimento all'ingrandimento del Porto Franco che è di tanta necessità, e si opporrebbe al progetto della prosecuzione di via Carlo Alberto che dà tanto vantaggio alla nostra città ed al commercio.

Il bacino stabilito nella seconda e nella terza delle indicate posizioni restringerebbe il porto nel sito ove anche attualmente s'incontra la sua minore larghezza.

Nella quarta posizione perfino oltre al ritogliere al porto l'unico sito in cui l'onde agitate si sfogano e perdono in gran parte della loro intensità, non saprebbesì come difendere la bocca del bacino che sarebbe esposta all'ingiurie del mare inoltratosi fra mezzo ai due moli Nuovo e Vecchio con rischio evidente dello stabilimento.

Non trovandosi dunque spazio opportuno nel porto, uopo è ricorrere alla Darsena, ed in questa, le cui dimensioni sono così limitate, sembrerebbe che la scelta del sito, vale a dire il fondo dell'antico deposito del vino, presenta la località più opportuna senza impedire la stazione e la manovra delle navi da guerra, né ritogliere allo stabilimento i comodi che gli sono necessari.

Il progetto di massima che ho l'onore di rassegnare con¬siste:
1. Che le dimensioni proposte sono quelle medesime che ha attualmente il Bacino N. 2 (Bérnard) stabilito nel porto di Tolone.
2. Che il metodo di costruzione sarebbe quello accennato nella 3* parte della memoria descrittiva dei tre bacini del porto suddetto attualmente seguito dall'ingegnere signor Noël, e che fu approvato dal Consiglio dei lavori marittimi e dal R.o Ministero della Marina di Francia.
3. Che trattandosi di addivenire alla esecuzione di questo progetto, sarebbe d'uopo pensare ai locali occorrenti per formare i depositi dei materiali;
4 Infine che il risultato del calcolo delle spese di cui ho l'onore di rassegnare il sommario desunto dalla casellazione generale produce la spesa calcolata di lire 1.555.497,58.
Nella riserva di rassegnare ulteriormente ì dettagli di ese¬cuzione di questo progetto qualora egli venga in massima adottato superiormente, ho l'onore di umiliare alla S. V. Ill.ma gli atti del mio più profondo rispetto ed ossequio.
Il Maggiore del Genio Marittimo Cav. SAULI ”

*
La relazione risponde esaurientemente alle polemiche sorte per la designazione della località ove fondare il progettato ba¬cino.
Il Principe Eugenio accettando incondizionatamente l'opinione del Sauli, senza neppure avvertire il Ministero che certa¬mente sarebbe stato di opinione contraria deliberò che il nuovo bacino dovesse sorgere nel luogo dell'antico Deposito del Vino, e in pari tempo ordinò si iniziassero sabito le necessarie e preliminari trivellazioni (che furono spinte fino a 14 metri sotto il pelo delle acque medie) per riconoscere la natura geologica del terreno sul quale dover poggiare la futura opera.

Il 7 luglio 1845 le trivellazioni erano già ultimate. Contemporaneamente il Sauli concretava i particolari del progetto, non solo del bacino, ma anche delle opere e meccanismi accessori, così che il preventivo della spesa stata calcolata sommariamente nella relazione del progetto di massima in lire 1.555.497,58 sali a oltre due milioni e mezzo.
Procedere innanzi senza che il governò stanziasse in bilancio tale somma non era possibile; ma v'erano da superare le consuetudini grette del Ministero di Guerra e Marina-. Senza perdere tempo, il Principe intervenne presso suo cugino re Carlo Alberto, e così con Regio Viglietto del 21 successivo agosto, veniva assegnata la somma di lire 2.540.000. Parve enorme, per non dire pazzesca, nelle sfere ministeriali l’assegnazione di tale somma, perchè era una volta e mezzo più grande di quella assegnata in bilancio per tutta la Marina. Pur tuttavia, quei burocratici, per quanto masticassero amaro, dovettero piegare il capo al decreto del Re, In Piemonte non v'era ancora il governo parlamentare, nel quale la burocrazia tanto facilmente riesce a copertamente imporre la sua egoistica e gretta volontà senza ch'essa badi agli interessi generali del Paese. Ottenuti i fondi, nel più breve tempo possibile per predisporre i mezzi tecnici di lavoro, s'incominciò l'escavazione del terreno onde attuare il progettò. Parve s'iniziasse un'era d'insolita rapidità nell'esecuzione delle opere della Regia Marina; il Principe animatore, congiuntosi col nostro tecnico eminente, n'era la causa.

Ma i dispareri sulle opportunità e possibilità dell'opera non s'erano totalmente attutiti. Come abbiamo accennato in principio sì riteneva da alcuni che il progetto del Sauli dovesse presentare difficoltà tali da riserbare non piacevoli sorprese nella sua esecuzione, sia nel campo tecnico come in quello finanziario.

A far tacere quest'ultime voci, ad assicurare i dubitosi, il Sauli pregò il Principe Eugenio a far esaminare i suoi preventivi tecnici e finanziari all'illustre ingegnere del Genio Marittimo francese Carlo Noël; se questi avesse condannato il suo progetto si sarebbe ritirato a vita privata, e chiuso nel dolore della sua insufficienza, si sarebbe spento nell'amarezza di non aver potuta realizzare un'opera così importante. Ma nel suo intimo la certezza di riuscire non fu mai scossa, per quanto iracondo fosse il clamore avversario.

Il Principe si arrese a malincuore al desiderio del Sauli, perchè profondamente convinto della serietà del suo progetto. Chiamò infatti a Genova il Noël, gli fece esaminare il tanto di¬battuto progetto di bacino, per dare soddisfazione a quella parte dell'opinione pubblica che gli eira contraria, piuttosto che per confortare il suo autore. E quando il 17 novembre 1845 il Noël rassegnò una sua relazione, nella quale si approvava e si lodava molto calorosamente il lavoro progettato dal Sauli, il Principe: pregò Carlo Alberto di conferire all'illustre tecnico francese la croce dei SS. Maurizio e Lazzaro, non tanto per darli un atte-stato di benevolenza sovrana, quando per rendere così pubblicamente giustizia al suo dipendente ingenerosamente, per non dire ignorantemente, avversato.

Confortevole ed insolito spettacolo questo di un Principe che dà il suo incondizionato appoggio ad un dipendente non cortigiano al quale egli professa tutta la stima perchè gli ha riconosciuto, con la probità dèi propositi, il grande ingegno e solida cultura tecnica.

Le operazioni, intanto, per l'escavazione del terreno sul fondo del quale dovrà poggiare il futuro bacino procedevano con alacrità. S'era arrivala all'aprile del 1846. Naturalmente in questo genere di lavori, quando si è costretti ad eseguirli in vicinanza di costruzioni pre-esistenti, non si possono sempre evitare probabili inconveniènti. Infatti ne avvenne uno che diè luogo ad un vivacissimo incidente fra il Sardi ed il Direttore generale dell'arsenale.
Dal rapporto che il medesimo Sauli diresse al suo superiore diretto, maggior generale G. B. Chiodo - rapporto il cui originale si conserva nel Museo Civico del Risorgimento di Genova e che più sotto si riproduce - si apprende la causa e la natura del suaccennato incidente.

Genova. 20 aprile 1846,

Nella sera della giornata di ieri, siccome era stato preveduto, una parte del muro di sponda anteriore al nuovo bacino, avvallavasi traendo con sé una parte del soprappostovi fabbricato. E ciò senza danno. Da una visita però fatta da me questa mattina al rimanente edificio risultandomi essere necessario di sgombrarlo, mi feci un dovere di rispettosamente riferirne all'Ill.mo signor Maggiore Generale Cav. Albini (il contrammiraglio comandante il Dipartimento) il quale avendo comunicato questo mio parere al signor Direttore dell'Arsenale, questi si fece tosto ad inveire con modo poco urbano contro di me alla presenza di tutte le persone addette al servizio dell'arsenale accusandomi, fra le altre cose, di negligenza nel dirigere i lavori e di essere nemico a tutto ciò che può essere utile agli stabilimenti dipendenti dalla Regia Marina.
E’ questa la prima volta che in trentun'anni di servizio ho dovuto sentirmi accusare pubblicamente di negligenza e di contrarietà al Regio Servizio; ma la mia condotta passata che da tutti: è conosciuta serve a giustificarmi anche a fronte d'ogni qualunque siasi ingiurioso rimprovero.
Ardisco perciò d'implorare rispettosamente dalla S. V. Ill.ma quella giustizi ché mi par meritare e quelle superiori disposizioni che potranno impedire la rinnovazione di una scena così scandalosa la quale potrebbe dar luogo a qualche per me disgustoso incidente.
I regolamenti di disciplina ammettono è vero che il superiore rimproveri l'inferiore in grado, ma non autorizzano le pubblicità massime fra ufficiali di rango distinto, ed io credo che il signor Direttore dell'Arsenale non possa lagnarsi di me per quanto riguardo alla disciplina e al rispetto.
Prego dunque col massimo rispetto la S.V. Ill.ma a volersi degnare di rassegnare a S. A. R. il Principe Comandante Generale, che meglio potrà essere anco informato dell'avvenuto dal sig. Generale cav. Albini, questo mio rispettoso rapporto, ed ho l'onore frattanto di rassegnarmi col più profondo rispetto
Devotissimo Obbligatissimo
Cav. D. SAULI
Maggiore del Genio Marittimo

II Chiodo infatti non si peritò di trasmettere questo fiero rapporto al Principe Eugenio, supplicandolo di esaminarlo con quella attenzione indulgentissima che merita il caso .
Per chi ha vissuto nella Regia Marina di oggi, Io scritto del Sauli può arrecare sorpresa nel vedere come allora, sebbene in regime di governo assoluto, fosse così ampia la libertà di parola per un inferiore che reclama contro un superiore, e come il capo servizio di questo inferiore abbia trasmesso il reclamo all'autorità suprema senza farglielo modificare nei punti più aspri, Nessun ammiraglio oggi, comandante di dipartimento, accetterebbe un simile rapporto; obbligherebbe l'inferiore a coartare la sincerità del suo stato d'animo che glielo avesse fatto vergare. Ciò vuol dire che del sentimento di equità, di dignità si aveva allora un concetto ben più assoluto e franco che oggi non si abbia, ma vuol dire che nella suprema autorità giudicante s'aveva una illimitata fiducia per una non menzognera giustizia.
Il Principe, che questa fiducia aveva saputo ispirare a tutta la Marina, compose subito il malaugurato incidente con quella larghezza di vedute e bontà d'animo che lo distinguevano.
Pel Sauli però rimase sempre un amaro ricordo. Ma un'altra amarezza dovrà provare più tardi poco prima di condurre a termine la grande e difficoltosa opera sua. Agli uomini fattivi e d'alto ingegno, questo riserba il destino.

Man mano che i lavori di escavazione procedevano (avranno termine il 14 marzo 1847) bisognava pensare come si dovessero appaltare le opere murarie pel costruendo bacino. lÏ Sauli compilò a tal uopo un capitolato d’appalto nel quale venivano descritte minutamente le varie opere da costruirsi ed indicati i procedimenti tecnici da usarsi, sì da costituire ancor oggi una monografia tecnica più che un atto legale. Nessuna imprecisione, nessuna oscurità v'era in quel capitolato d'appalto; precisamente il contrario di quanto avviene ora quando trattasi di appaltare grandi opere pubbliche, nei capitolati delle quali le imperfezioni, le oscurità sono tali - talvolta sembrerebbero fatte volutamente – da dar luogo quasi sempre a controversie giudiziarie fra imprese ed amministrazioni con danno costante dell'erario.

Bandita l'asta il contratto fu stipulato dall'Azienda Generale di Marina, sita in Piazza Fossatello, il 16 ottobre 1846 coli'impresario Pietro Gambaro del fu Bernardo nativo di Genova. Questi si sottometteva agli obblighi del contratto non solo prestando la cauzione voluta dalla legge, ma benanche impegnando tutta la sua sostanza, quella dei suoi eredi e quella di alcuni suoi amici e conpatriotti che generosamente si vollero a lui associare per garantire, oltre al necessario, l'esecuzione di tanta e nuova opera grandiosa. Esempio raro questo di impresario e di cittadini che rischiavano le loro sostanze in lavori di cui non s'avevano precedenti in Italia, mossi da un civismo e da un sentimento patriottico, veramente straordinari, più che dalla brama di lucro.

Si tralasciano d'enumerare le molteplici difficoltà d'esecuzione a cui tali opere - iniziatesi nella primavera del '47 appena terminata l'escavazione del terreno - diedero luogo, ma che direttore dei lavori ed impresario, animati da un unico ideale, seppero egregiamente superare. Esse procedettero alacremente pel rimanente anno 1847; se non che gli avvenimenti politici del 1848-49 ne sospesero la continuazione. Ma ritornata la calma, consolidatasi la monarchia costituzionale coli'avvento al trono di Vittorio Emanuele II la costruzione del bacino dovevasi riprendere.

Però l'avvenuta interruzione dei lavori, cagionò notevoli danni al bacino di già abbozzato; vi si determinarono tali infiltrazioni d'acqua che in sulle prime non si seppe come arrestare. Se non che l'assistente del Genio Marittimo Antonio Morando anch'egli genovese ~ con molto studio e pazienza seppe dap¬prima ridurle e poi escogitò il modo di totalmente eliminarle. Il Sauli così lo definì: “uomo prezioso per onestà, per intelligenza, per zelo; egli non risparmiò fatica nò studio; in lui riposi la mia confidenza e la meritò; fermo, oculato, prudente, si rese utilissimo; il governo dovrebbe essergliene grato e spero vorrà riconoscere e ricompensare i suoi sudori “.

Ahimè nessuno a Torino ebbe a ricordarsi di quell'ottimo collaboratore del Sauli!
Siamo giunti intanto alla metà del 1850. I lavori del bacino erano ad un punto da farne presagire probabile ultimazione nel prossimo anno 1851. Bisognava perciò provvedere alla costruzione ed all'impianto delle macchine d'esaurimento e della porta-natante per completare e porre in esercizio il bacino.

Naturalmente, dato lo stato d'infanzia in cui trovavasi la nostra industria meccanica, questo macchinario non era possibile costruirlo in paese. Si ricorse allora alla Casa Benet et Peyruc di Tolone specialista per tali costruzioni. Con due separati contratti stipulati a Marsiglia dal Sauli, l'uno del 2 luglio, l'altro del 12 novembre 1850 la detta Casa si obbligò a darlo pronto entro la prima metà del 1851, il che avvenne puntualmente.
Ormai la costruzione del tanto discusso bacino era assicurata; nessuno poteva più dubitarne. Il Principe n'era lieto al pari del Sauli, ma sui primi del gennaio 1851, per ragioni personali, che non è il caso di qui accennare, si dimise dalla carica di Comandante Generale né più volle assumerla. Fra poco lascerà il servizio anche il Sauli.
A Ministro della Marina era salito in quel tempo un giovane deputato di molto avvenire: Camillo Benso di Cavour. Egli dovette subito occuparsi di questa opera idraulica per far stanziare in bilancio la somma di lire 250.000 in più di quella già accordata di lire 2.540.000 perchè, oltre al bacino propriamente detto, fu ritenuto necessario di costruire altre opere murarie subacque per meglio sistemarlo in relazione all'attigua Darsena. Ma quando Cavour presentò alla Camera il relativo progetto di legge, l'on. Ottavio Thaon di ReveI mosse rimprovero al Sauli per la maggior spesa che doveva sostenere la finanza.
Non l'avesse mai fatto, il giovane Ministro della Marina difese calorosamente l'autore del bacino scagionandolo dall'immeritato e stupido rimprovero. Tuttavia il nostro Sauli provò un'amarezza non meno profonda di quella provata per l'incidente provocato al¬cuni anni prima dal Direttore dell'Arsenale.

In questo lasso di tempo il Sauli era pervenuto al grado di colonnello ed alla carica di Comandante in seconda del Genio Marittimo. I suoi concittadini lo mandarono alla Camera quale rappresentante del VI collegio elettorale di Genova. Vi si fece subito notare nella trattazione delle questioni militari, che con le finanziarie erano le preminenti di cui si occupava allora il Parlamento Subalpino. Infatti bisognava riordinare l'Esercito dopo la disfatta di Novara, riordinare la Marina dopo l'infelice campagna navale del 1848-49, nonchè a Finanza dissestata, conseguenze di quegli avvenimenti.
Intanto Cavour pensava dare un più ampio impulso alla Marina col traslocarne la sede da Genova alla Spezia. Trattavasi di costruire colà un grande arsenale marittimo per l'auspicata futura Marina Italiana. Notino i lettori che si era alla metà del 1851, e nutrire tali propositi allora significava profetare l'avvenire.
(...)
Pochi perciò coloro che seguissero i propositi del giovane ministro reggente la Marina. Insomma, questo bacino che fu il primo che si fosse costruito in Italia, che, ormai compiuto, da per sé stesso eloquentemente onorava coloro che avevano concorso a formarlo, non serbò ai suoi autori se non amarezze ed ingrati disconoscimenti. Ebbero, è ben vero, gli elogi di Cavour, che venuto a Genova visitò minutamente il bacino (vi stette un'intera giornata) nonché i meccanismi che lo dovevano porre in esercizio; ma la parola dello statista non ancora divenuto grande se fu per loro di grande conforto non potè rimarginare completamente le ferite morali ad essi inflitte. In quel tempo il Sauli lasciò il servizio militare e fu impiegato quale ingegnere presso il Municipio di Genova. Il Gambaro ultimati alcuni lavori complementari al bacino lo consegnò il 23 agosto 1852 in funzione - vi era immessa la R. Fregata San Giovanni - ad una commissione rappresentante l'amministrazione Marittima composta dal Contrammiraglio Orazio Di Negro, dal Commissario Superiore di Marina G. B. Garibaldi e dall'Ufficiale del Genio Antonio Parodi.
Ora il bacino di carenaggio che ancor oggi vediamo nel porto di Genova, monumento insigne che sfida il tempo, sta ad attestare la volontà di un principe di Casa Savoia e il valore di chi lo progettò e lo costruì. Il Sauli stesso per spiegare come egli si decidesse all'ardua opera lasciò scritto: “Grave e difficile in¬carico era questi, avvegnacchè si trattasse di opera arrischiata e non mai prima eseguita in Italia. L'amore di patria, il desiderio di lasciare dopo morte un monumento che rammentasse il mio nome, mi persuasero ad assumerne lo studio e la direzione di questo non ordinario lavoro “.

Infatti sulla parete di un'officina prospiciente il bacino fu posta la seguente iscrizione:

CLASSIUM . PRO . RE
TOPHO . EFFOSSO . CONCLUSO . MARE
KAR: ALBERTUS . REX
EUGENIUS . SABAUDIAE . MODERAT: CLASS:
CONSTITUEBANT
DAMIANUS - MARCELLUS - SAUL! - GENUENSIS
VOLVEBAT . CONSUMABAT
AB . AN . MDCCCXLVII - AD . MDCCCLI.

Ho voluto rammemorare le vicende attraverso le quali il bacino di carenaggio di Genova potè essere compiuto perchè esse sono o poco o malamente note. Di fatti mentre mi trovavo sul luogo a trascrivere l'iscrizione su riprodotta, un vecchio operaio mi avvicinò, e con spiccato accento ligure mi disse:
“È stato un ingegnere francese a costruire il bacino, non è vero?”

“Niente affatto, risposi, l'ingegnere che lo costruì fu italiano”
“Eppure ho sempre sentito dire che fosse stato un francese.”
"Vi sbagliate; anche l'assistente ai lavori, l'impresario delle opere murarie, gli operai che concorsero a farlo furono tutti italiani, anzi, genovesi al pari di voi. Essi poterono costruire questo bacino il primo che si costruisse in Italia perchè furono sorretti dall'appoggio morale e materiale dell’ammiraglio Principe Eugenio Savoia-Carignano che in quel tempo copriva la carica di Comandante Generale della Marina. Se essi non avessero avuto il favore di quel Principe, ch'era cugino del Re, il porto di Genova avrebbe dovuto attendere molti anni ancora prima di possedere un bacino di carenaggio.
Il vecchio operaio si mostrò lieto delle notizie che gli avevo date. Dal canto mio pensai come tante cose che riflettono la nostra Marina Militare o sono ignorate od erroneamente sapute, non solo da persone umili come quel vecchio operaio col quale conversai, ma anche da persone appartenenti a scala sociale più elevata, come mi capitò più volte di constatare!

Bibliografia: Giuseppe Gonni, L'ammiraglio Principe Eugenio di Savoia-Carignano e Damiano Sauli, “Rassegna storica del Risorgimento”, gennaio-marzo 1923, pp. 50-63

Leggi anche il Quaderno MIBACT, relativo a questo tema >

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